Ci sono luoghi che finiscono nella lista dei desideri e poi, anno dopo anno, continuano a restare lì. L’Alaska in camper per noi era uno di questi.
Da sempre amiamo i grandi spazi, la natura selvaggia e quei viaggi che ti fanno sentire piccolo davanti all’immensità del paesaggio. Per questo, quando abbiamo iniziato a immaginare un itinerario negli Stati Uniti e in Canada, sapevamo già che la conclusione perfetta sarebbe stata una sola: un viaggio in Alaska in camper, il modo che secondo noi permette di vivere al meglio questa terra straordinaria.

Il nostro viaggio complessivo è durato quasi un mese, dal 21 aprile al 17 maggio. Le prime due settimane le abbiamo trascorse attraversando parte degli Stati Uniti e del Canada in camper fino a Vancouver. Da lì abbiamo preso un volo con scalo a Seattle e siamo finalmente atterrati ad Anchorage, pronti a iniziare il viaggio che sognavamo da anni.
In questo articolo vi raccontiamo il nostro tour in Alaska in camper di 2 settimane, l’itinerario completo, le tappe che ci sono piaciute di più, le difficoltà che abbiamo incontrato, dove abbiamo dormito e tutti quei consigli pratici che avremmo voluto conoscere prima di partire.
Perché scegliere il camper per visitare l’Alaska
Negli ultimi anni abbiamo visitato molti Paesi in camper e, ogni volta, ci siamo convinti sempre di più che sia uno dei modi più belli per esplorare territori vasti e poco popolati.
L’Alaska è probabilmente una delle destinazioni che meglio si presta a questo tipo di viaggio. Le distanze sono enormi, le soste panoramiche continue e la libertà di modificare il programma all’ultimo momento diventa un valore aggiunto incredibile.
Poter decidere di fermarsi davanti a un panorama, aspettare il tramonto in riva al mare o dormire immersi nella natura rende l’esperienza completamente diversa rispetto a un viaggio tradizionale.
Per noi il camper non è semplicemente un mezzo di trasporto, ma una parte integrante dell’esperienza.

Alaska a maggio: pro e contro del nostro periodo di viaggio
Abbiamo visitato l’Alaska ai primi di maggio, quindi in un periodo considerato ancora di inizio stagione.
Molti viaggiatori preferiscono attendere giugno o luglio, quando tutte le attività sono operative e le giornate sono ancora più lunghe. Noi invece abbiamo scelto consapevolmente un periodo diverso.
E sapete una cosa? Lo rifaremmo senza alcun dubbio.
Uno degli aspetti che abbiamo amato di più è stata la sensazione di vivere un’Alaska ancora autentica. Abbiamo trovato pochissimi turisti, campeggi quasi deserti e una natura che sembrava ancora immersa nell’inverno.

Ci siamo sentiti molto più liberi rispetto a quanto probabilmente sarebbe accaduto in piena estate.
Naturalmente ci sono anche degli svantaggi.
- Alcuni campeggi erano ancora chiusi.
- Diversi punti di carico acqua non erano operativi.
- Parte del Denali National Park era ancora chiusa.
- Alcune strade potevano chiudere temporaneamente a causa della neve.
- I tour per vedere gli orsi nella Katmai Peninsula non erano ancora iniziati.
Quest’ultimo punto è probabilmente il nostro unico vero rimpianto.
Se dovessimo consigliare un periodo ideale, probabilmente sceglieremmo la seconda metà di maggio. Indicativamente dal 18 o 20 maggio in poi si trovano ancora pochi turisti ma molte più attività aperte.
Il nostro verdetto: se cercate un’Alaska autentica, poco affollata e ancora molto selvaggia, i primi di maggio sono un periodo che comunque consigliamo.
Noleggio camper ad Anchorage: la nostra esperienza
Per il nostro viaggio ci siamo affidati a Clippership Rv, una società con sede ad Anchorage che ci sentiamo tranquillamente di consigliare.
La prenotazione è avvenuta completamente online tramite il loro sito e diversi scambi email nei mesi precedenti alla partenza.
Il personale si è sempre dimostrato disponibile e veloce nel rispondere alle nostre domande.
Un servizio che abbiamo particolarmente apprezzato è stato il transfer dall’arrivo alla sede del noleggio. Una volta atterrati ci hanno infatti accompagnati direttamente al punto di ritiro del camper.

La sorpresa dello slide-out
Pur avendo viaggiato in camper per molti anni, questa è stata la prima volta che abbiamo utilizzato un mezzo dotato di slide-out.
Per chi non lo conoscesse, si tratta di una sezione laterale espandibile che aumenta notevolmente lo spazio interno una volta parcheggiati.
Nel nostro caso la parte espandibile interessava la zona notte e dobbiamo ammettere che ce ne siamo innamorati.
Una volta aperto, il camper diventava incredibilmente più spazioso e confortevole.

Dotazioni a bordo
Il camper era equipaggiato con tutto il necessario per affrontare due settimane in completa autonomia:
- Generatore.
- Televisione.
- Forno.
- Microonde.
- Pentole.
- Piatti e bicchieri.
- Tutta l’attrezzatura necessaria per cucinare.
Tra le cose che abbiamo apprezzato di più ci sono stati sicuramente il microonde e il generatore, fondamentali quando si sceglie di dormire spesso negli State Park senza servizi.


Quanto costa viaggiare in Alaska in camper?
Una delle domande che riceviamo più spesso riguarda i costi di un viaggio in Alaska, soprattutto per quanto riguarda la spesa alimentare e il carburante. Non vogliamo entrare nel dettaglio dei prezzi, che possono cambiare rapidamente nel tempo, ma possiamo condividere alcune considerazioni basate sulla nostra esperienza diretta.
Spesa alimentare: cosa aspettarsi
Nelle principali località turistiche e nei centri abitati più grandi come Anchorage, Homer e Seward, abbiamo trovato prezzi mediamente superiori rispetto a quelli a cui siamo abituati in Italia. In linea generale, fare la spesa può costare circa il 25-30% in più rispetto a casa nostra.
La situazione cambia invece nelle zone più remote dell’Alaska. Qui il costo del trasporto delle merci incide in maniera molto significativa e alcuni prodotti possono raggiungere prezzi decisamente più elevati. In alcune comunità isolate i beni di prima necessità possono arrivare a costare anche due o tre volte rispetto a quanto siamo abituati a pagare.
Detto questo, chi visita l’Alaska in camper difficilmente si spinge nelle aree più estreme e isolate. La maggior parte degli itinerari turistici si sviluppa lungo le principali strade dello stato, dove l’approvvigionamento delle merci è regolare e i supermercati sono ben forniti. Per questo motivo, durante il nostro viaggio non abbiamo mai avuto particolari difficoltà nel reperire cibo o beni essenziali.
Carburante: prezzi e disponibilità
Per quanto riguarda il carburante, abbiamo trovato prezzi generalmente più alti rispetto alla media degli Stati Uniti. Tuttavia, ci ha sorpreso scoprire che in diverse occasioni il carburante risultava leggermente più economico rispetto a quanto avevamo pagato nello stato di Washington durante le settimane precedenti.
Se confrontiamo invece l’Alaska con stati come Indiana o Wisconsin, la differenza è decisamente più evidente. Va però considerato che anche Oregon e Washington presentano costi sensibilmente più elevati rispetto agli stati centrali degli USA, quindi non si tratta di una particolarità esclusiva dell’Alaska ma di una tendenza comune a tutta l’area nord-occidentale del Paese.
Dal punto di vista della disponibilità, non abbiamo mai incontrato problemi significativi. Lungo le principali arterie stradali le stazioni di servizio sono presenti con una frequenza sufficiente per viaggiare in tranquillità. Il consiglio è semplicemente quello di non attendere la riserva: quando il livello del carburante inizia a scendere, è buona norma approfittare della prima occasione utile per fare rifornimento.

Distanze e tempi di percorrenza: non sottovalutateli
Guardando una mappa dell’Alaska si potrebbe essere tentati di pianificare gli spostamenti basandosi esclusivamente sul numero di chilometri da percorrere. In realtà, l’esperienza sul campo insegna che è meglio concedersi sempre un certo margine.
Le strade principali sono generalmente in buone condizioni e non abbiamo mai trovato situazioni particolarmente difficili. Tuttavia, il clima rigido dell’inverno può lasciare segni sul manto stradale e in alcuni tratti è necessario guidare con maggiore attenzione.
A questo si aggiunge l’imprevedibilità del meteo. Durante il nostro viaggio abbiamo incontrato pioggia, neve e repentini cambiamenti delle condizioni atmosferiche che ci hanno costretto più volte a rallentare. Nulla di problematico, ma abbastanza da incidere sui tempi di percorrenza.
In linea generale, per chi viaggia in camper consigliamo di prevedere circa un 10-20% di tempo in più rispetto a quello indicato dai normali navigatori. Non perché le strade siano particolarmente difficili, ma perché in Alaska è sempre meglio lasciare spazio agli imprevisti e godersi il viaggio senza fretta.
Se sulla carta una tratta richiede 300 chilometri, è bene considerare che una sosta fotografica, un tratto di strada in manutenzione, un improvviso cambio del meteo o semplicemente la bellezza dei paesaggi potrebbero allungare sensibilmente i tempi. E credeteci: in Alaska fermarsi spesso non è un problema, ma parte integrante dell’esperienza.

Internet in Alaska: come siamo rimasti connessi
Lavorando online, la connessione internet era uno degli aspetti che ci preoccupavano maggiormente.
Sapevamo già prima della partenza che molte delle zone che avremmo visitato presentavano copertura telefonica limitata o addirittura assente.
Per questo motivo abbiamo deciso di adottare una doppia soluzione.
Starlink:
Sì, ci siamo portati Starlink in Alaska.
Una delle nostre valigie era praticamente occupata dall’antenna, dalla base e dai relativi cavi.
Può sembrare eccessivo, ma è stata una delle decisioni migliori del viaggio.
Ci ha permesso di lavorare praticamente ovunque e senza di essa saremmo rimasti per gran parte del viaggio senza una connessione affidabile.

eSIM Holafly
Abbiamo inoltre attivato una eSIM Holafly, un servizio che utilizziamo spesso durante i nostri viaggi internazionali.
La eSIM si è rivelata molto utile durante gli spostamenti e nelle zone raggiunte dalla rete mobile, permettendoci di utilizzare mappe, applicazioni di viaggio e servizi online senza dover dipendere dal Wi-Fi.
La combinazione tra Starlink durante le soste e Holafly durante gli spostamenti ci ha garantito una connessione praticamente continua per tutta la durata del viaggio.
Se state organizzando un viaggio all’estero e volete attivare una eSIM Holafly, cliccando sul link qui sotto e utilizzando il codice sconto HERBAPATI potrete ottenere uno sconto del 5% sulla vostra prossima attivazione.
Acqua, scarichi e gestione del camper in Alaska
Uno degli aspetti che genera più dubbi quando si organizza un viaggio in Alaska in camper riguarda la gestione di acqua, scarichi e servizi.
La buona notizia è che gli scarichi si sono rivelati molto più semplici del previsto.
Molte stazioni di servizio dispongono infatti di aree dedicate ai camper dove è possibile scaricare le acque e, in alcuni casi, anche effettuare il rifornimento di GPL o propano.
Abbiamo invece avuto qualche difficoltà in più con il carico dell’acqua.
Viaggiando ai primi di maggio abbiamo trovato diversi punti ancora chiusi a causa delle temperature rigide e del rischio di gelo.
Con un po’ di organizzazione e grazie alle app giuste siamo però sempre riusciti a trovare una soluzione.

Le app che consigliamo
Durante il viaggio abbiamo utilizzato principalmente:
Sono state fondamentali per trovare campeggi, State Park, punti di scarico, aree di sosta e informazioni aggiornate lasciate da altri camperisti.
Una cosa importante da sapere è che la sosta libera in Alaska non è così semplice come si potrebbe immaginare. Esistono alcune possibilità, ma in molte zone non è consentita o comunque non è particolarmente tollerata.
Inoltre, con i camper a noleggio, molte strade off-road sono vietate dai contratti di noleggio.
Il nostro itinerario in Alaska: partenza verso il Denali
Ritirato il camper, la prima cosa che abbiamo fatto è stata una grande spesa da Fred Meyer per riempire frigorifero e dispensa.
Da lì abbiamo iniziato subito a puntare verso nord, in direzione del Denali National Park.
Come facciamo sempre durante i nostri viaggi in camper, abbiamo però deciso di non guidare fino a tarda sera.
Uno dei nostri mantra è arrivare sempre alla sosta con la luce del giorno, così da poter valutare bene l’area e sistemarci con calma.
La prima notte l’abbiamo trascorsa nella zona di Meadow Lakes.

La mattina seguente ci avrebbe regalato una delle emozioni più belle dell’intero viaggio.
La nostra prima alce e l’arrivo al Denali National Park
La mattina successiva al nostro primo pernottamento in Alaska ci ha regalato immediatamente un’emozione che aspettavamo da anni.
Poco dopo il risveglio abbiamo infatti avvistato la nostra prima alce.
Chi visita l’Alaska sogna spesso incontri di questo tipo e vedere uno degli animali simbolo di questo territorio già nelle prime ore del viaggio è stato qualcosa di speciale.
È stato anche il momento in cui abbiamo realizzato davvero di essere arrivati in Alaska.
Dopo questo primo incontro con la fauna locale abbiamo ripreso la strada verso il Denali National Park, una delle tappe che aspettavamo con maggiore curiosità.

Talkeetna: una cittadina che ci è rimasta nel cuore
Lungo il tragitto abbiamo fatto tappa a Talkeetna, una delle cittadine che ci sentiamo di consigliare senza alcuna esitazione.
Piccola, colorata e caratteristica, Talkeetna conserva un’atmosfera autentica che ci ha ricordato l’Alaska che immaginavamo prima della partenza.
Ci siamo fermati per una passeggiata tra i negozi di artigianato locale, le insegne storiche e i piccoli locali del centro.

È il classico posto in cui vale la pena rallentare e lasciarsi trasportare dall’atmosfera.
Se state pianificando un itinerario in Alaska in camper, il nostro consiglio è di non considerarla soltanto una tappa tecnica lungo il percorso verso il Denali.


Merita assolutamente qualche ora del vostro tempo.
Dormire nel Denali National Park a maggio
Arrivare al Denali ai primi di maggio significa accettare qualche compromesso.
Molte strutture non sono ancora operative e gran parte della stagione turistica deve ancora iniziare.
Nel nostro caso era aperto un solo campground, privo di servizi ma completamente gratuito.
Per qualcuno potrebbe sembrare una limitazione.
Per noi si è rivelata una delle esperienze più belle del viaggio.
Quella sera siamo stati accolti da una nevicata romantica che ha trasformato il paesaggio in una cartolina.
Silenzio, neve, montagne e pochissime persone attorno a noi.
Esattamente l’Alaska che sognavamo.


Vale la pena visitare il Denali se gran parte del parco è chiusa?
Questa è una domanda che ci siamo posti anche noi prima della partenza.
Durante il nostro viaggio erano aperte solamente le prime 17 miglia della strada interna del parco.
Molti viaggiatori avrebbero probabilmente rinunciato.
Noi abbiamo deciso di andarci comunque.
E rifaremmo la stessa scelta.

Anche con l’accesso limitato abbiamo avuto la possibilità di ammirare panorami incredibili e vivere alcuni dei momenti più emozionanti dell’intero viaggio.
Tra questi, l’incontro con un’altra splendida alce sotto una fitta nevicata.

Una scena che sembrava uscita da un documentario.
Il nostro consiglio: se viaggiate a maggio non rinunciate al Denali solo perché non è completamente aperto. Anche una visita parziale può regalare emozioni incredibili.
Verso sud: il primo incontro con Hatcher Pass
Dopo il Denali abbiamo iniziato la discesa verso la parte meridionale dell’Alaska.
L’obiettivo era raggiungere la penisola di Kenai, ma lungo il tragitto abbiamo effettuato una sosta in una zona che sarebbe diventata molto importante durante il nostro viaggio: Hatcher Pass.

Abbiamo trascorso la notte vicino a un ruscello, in un’area consentita immersa nella natura.
Il paesaggio era magnifico e ci aveva già conquistati.
Ancora non sapevamo che pochi giorni dopo saremmo tornati proprio qui per vivere uno dei momenti più emozionanti della nostra vita.
Beluga Point e la nostra prima bald eagle
La mattina successiva abbiamo ripreso la strada in direzione di Whittier.
Una delle prime soste è stata al famoso Beluga Point, uno dei punti panoramici più conosciuti lungo la Seward Highway.
Anche senza avvistare balene, il panorama merita assolutamente una fermata.

Poco prima di raggiungere il tunnel di Whittier è arrivato uno degli incontri che aspettavo da sempre.
La mia prima bald eagle.
L’aquila dalla testa bianca è uno dei simboli degli Stati Uniti e vederla per la prima volta in libertà è stato emozionante.
Da quel momento sarebbe diventata una presenza quasi costante durante il resto del viaggio.


Il tunnel di Whittier
Per raggiungere Whittier bisogna attraversare il celebre tunnel che collega la cittadina al resto dell’Alaska.
Si tratta di un passaggio particolare, utilizzato sia dai veicoli che dal treno e regolato da orari precisi.
Con il camper abbiamo pagato circa 13 dollari per l’attraversamento.
Bisogna attendere il proprio turno e seguire gli orari previsti, ma l’esperienza fa parte del fascino della visita.

Whittier: la tappa che ci ha convinto meno
Una volta arrivati abbiamo esplorato il piccolo porticciolo e il centro abitato.
Il porto è piacevole e offre alcuni scorci interessanti.

Per il resto, però, Whittier è probabilmente stata la località che ci ha colpito meno durante tutto il viaggio.
Naturalmente si tratta di una valutazione personale, ma se dovessimo organizzare nuovamente questo itinerario le dedicheremmo soltanto qualche ora.


Per noi è stata una classica tappa di passaggio.
La notte l’abbiamo trascorsa poco fuori città presso il Black Bear Campground.
Hope: una piccola Alaska d’altri tempi
Lasciata Whittier abbiamo iniziato il trasferimento verso Homer.
Lungo il percorso abbiamo effettuato una sosta che ci è piaciuta moltissimo: Hope.

Questa piccola cittadina è legata alla storica corsa all’oro e conserva ancora oggi un’atmosfera molto particolare.
Qui ci siamo fermati per una pausa al famoso Creekbend Company.
Se passate da queste parti, però, non fermatevi solo per il caffè.

Prendetevi il tempo di passeggiare tra gli edifici storici e cercate il vecchio locale con la scritta “Cafe” ancora visibile sul tetto.
È uno di quei piccoli dettagli che raccontano la storia del luogo.

Verso Homer: una delle nostre tappe preferite
Più ci avvicinavamo a Homer e più avevamo la sensazione di entrare in una delle zone più affascinanti del viaggio.
Il paesaggio cambiava continuamente e le soste fotografiche si susseguivano una dopo l’altra.
Prima di raggiungere la città abbiamo trascorso la notte allo Stariski State Recreational Site.
Una sistemazione semplice ma immersa nella natura, perfetta per spezzare il viaggio.
La mattina successiva ci saremmo finalmente dedicati alla scoperta di quella che, ancora oggi, consideriamo una delle località più belle visitate durante il nostro tour in Alaska.
Homer: il luogo che più ci ha conquistati
Ci sono luoghi che ti piacciono.
E poi ci sono luoghi che ti fanno sentire immediatamente bene.
Per noi Homer appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Fin dal primo momento siamo rimasti affascinati dall’atmosfera della città, dalla sua posizione sul mare e dalla presenza costante della fauna selvatica.
Le bald eagle erano ovunque.



Spesso si avvicinavano così tanto al camper da sembrare irreali.
È difficile descrivere la sensazione di vedere questi animali in libertà ogni giorno.
Per noi è stato uno degli aspetti più emozionanti dell’intero viaggio.

Homer Spit: il cuore della città
Gran parte della vita turistica di Homer ruota attorno all’Homer Spit, una lunga lingua di terra che si protende nella baia e che ospita negozi, piccoli ristoranti, porticcioli turistici e attività legate al mare.
È uno di quei luoghi in cui vale la pena passeggiare senza una meta precisa, lasciandosi guidare dalla curiosità.
Ci siamo fermati più volte lungo lo Spit, osservando le imbarcazioni, le aquile che sorvolavano il porto e il continuo movimento della vita locale.
L’atmosfera è rilassata, autentica e molto diversa da quella delle grandi destinazioni turistiche americane.

Un aperitivo al Salty Dawg Saloon
Tra i luoghi più iconici di Homer c’è sicuramente il Salty Dawg Saloon.
Da fuori potrebbe sembrare un semplice locale in legno affacciato sul porto.
Una volta entrati, però, si viene accolti da un ambiente unico, dove pareti e soffitto sono completamente ricoperti da banconote lasciate dai visitatori provenienti da ogni parte del mondo.
È uno dei simboli della città e una tappa che consigliamo assolutamente.
Anche solo per bere qualcosa e respirarne l’atmosfera.



Le lontre marine che sognavamo di vedere
Se le aquile sono state la presenza costante del nostro viaggio, le lontre marine sono state uno dei sogni realizzati.
Le abbiamo osservate proprio nella zona del porto, mentre nuotavano tranquillamente tra le imbarcazioni.

Guardarle da vicino è stata una delle esperienze che ricordiamo con maggiore affetto.
È uno di quei momenti che non richiedono grandi escursioni o attività organizzate.
Basta fermarsi, osservare e lasciarsi sorprendere dalla natura.

Il tramonto più bello del viaggio
Proprio a Homer abbiamo assistito a uno dei tramonti più belli di tutto il nostro itinerario in Alaska.
Le montagne sullo sfondo, il mare, le aquile e la luce dorata della sera hanno creato un’atmosfera davvero speciale.
Uno di quei momenti in cui ci siamo semplicemente fermati a guardare il paesaggio senza pensare ad altro.

Dormire sul mare all’Heritage RV Park
La seconda notte a Homer abbiamo scelto di fermarci all’Heritage RV Park, direttamente sull’Homer Spit.
Una posizione che ci sentiamo di consigliare perché permette di vivere appieno l’atmosfera della città e di godersi il panorama sulla baia direttamente dal camper.
Svegliarsi con una vista simile è uno dei vantaggi più belli di un viaggio in camper.

Da Homer a Seward
Dopo aver salutato Homer abbiamo ripreso la strada verso Seward, una delle località più conosciute della penisola di Kenai.
Come spesso accade in Alaska, anche il trasferimento è diventato parte dell’esperienza.
Le soste panoramiche si sono susseguite continuamente e ogni curva sembrava regalare un nuovo paesaggio.

Lowell Point Beach: la spiaggia nera di Seward
Prima di raggiungere la città abbiamo fatto una sosta a Lowell Point Beach.
La spiaggia è caratterizzata da sabbia e ciottoli scuri che creano un contrasto molto particolare con il mare e le montagne circostanti.

È una breve deviazione che secondo noi merita assolutamente.
Non tanto per trascorrervi ore, quanto per aggiungere un altro tassello ai tanti paesaggi diversi che l’Alaska sa offrire.

Seward e il suo porticciolo
Una volta arrivati abbiamo passeggiato tra il porto e i negozietti del centro.
Anche qui le aquile continuavano ad accompagnarci praticamente ogni giorno.

Seward ci è sembrata una cittadina piacevole, vivace e molto legata alle attività marittime.
È una base perfetta per escursioni e attività naturalistiche, ma anche semplicemente per una passeggiata sul lungomare.

Una notte indimenticabile con lontre e una foca
La notte a Seward è stata una delle più particolari dell’intero viaggio.
Abbiamo sostato in un parcheggio dedicato ai camper praticamente da soli.
A pochi metri dal nostro mezzo nuotavano continuamente numerose lontre marine.
Come se non bastasse, abbiamo avuto anche la fortuna di osservare una dolcissima foca.
È stato uno di quei momenti che rendono speciale un viaggio in Alaska.
Non servono grandi programmi o attrazioni spettacolari.
A volte basta semplicemente parcheggiare il camper nel posto giusto.

Moose Pass: una sosta che consigliamo
Lasciata Seward abbiamo iniziato il trasferimento verso Hatcher Pass.
Lungo il percorso ci siamo fermati a Moose Pass, una località immersa nella natura che ci ha colpito moltissimo.
Qui si trovano anche alcune zone molto apprezzate dagli amanti del boondocking.
Purtroppo non abbiamo potuto fermarci per la notte, ma il paesaggio è davvero splendido e ci sentiamo di consigliarne una visita.

L’alce che sembrava un regalo di nozze
Quella sera abbiamo dormito vicino a una delle aree più conosciute per l’avvistamento delle alci.
Siamo usciti a cercarle prima del tramonto, ma senza fortuna.
La mattina successiva, però, abbiamo deciso di riprovarci all’alba.
Ed è stato come ricevere un regalo.
A pochi passi dal nostro veicolo c’era una splendida alce.
Finalmente potevamo osservarla da vicino.

Dopo giorni di attesa e diversi tentativi, quell’incontro è arrivato nel momento più inaspettato.
Ancora oggi è uno dei ricordi più belli che conserviamo di questo viaggio.

Palmer e gli ultimi preparativi
Dopo l’avvistamento ci siamo diretti verso Palmer.
Qui avevamo due appuntamenti molto particolari: il ritiro dei fiori e il ritiro della torta.
Per una volta il viaggio in camper lasciava spazio a qualcosa di diverso.
Qualcosa che aspettavamo da molto tempo.

Hatcher Pass: il luogo più speciale del nostro viaggio
Se dovessimo scegliere un solo luogo simbolo di questo viaggio probabilmente sarebbe Hatcher Pass.
Ci eravamo già passati nei giorni precedenti e ne eravamo rimasti affascinati.
Questa volta, però, il motivo del ritorno era molto speciale.
Per una notte abbiamo lasciato il camper e prenotato un piccolo cottage nella zona.
Volevamo avere il tempo di prepararci con calma.
Nel primo pomeriggio siamo arrivati all’alloggio, abbiamo sistemato i fiori nell’acqua, messo la torta in frigorifero e iniziato i preparativi.
È stato emozionante indossare ancora una volta il mio abito da sposa.
Ormai viaggia quasi quanto noi.
Alle 19 avevamo appuntamento con la celebrante, la fotografa e una bravissima violinista.
Il tramonto di Hatcher Pass ha fatto il resto.
È stato uno dei momenti più intensi e significativi della nostra vita.
Un’esperienza che merita un racconto dedicato e che approfondiremo in un articolo specifico.

foto: Mercedes Santana

foto: Kandee Davis
L’ultima notte prima del rientro
La giornata successiva è stata ancora dedicata ai festeggiamenti.
Nel tardo pomeriggio abbiamo iniziato a realizzare che il nostro viaggio in Alaska stava ormai giungendo al termine.
Siamo rientrati verso Anchorage per l’ultima notte prima del volo.
Il giorno successivo siamo partiti per Seattle, dove abbiamo trascorso una notte prima del rientro in Italia.
Con la sensazione di aver realizzato uno dei sogni che custodivamo da anni.

Alaska in camper | Le tappe che ci sono piaciute di più
Se dovessimo stilare una classifica personale delle località che ci hanno conquistato maggiormente durante questo itinerario in Alaska, probabilmente sceglieremmo:
- Homer
- Hatcher Pass
- Denali National Park
- Talkeetna
- Seward
Ognuna di queste tappe ci ha regalato qualcosa di diverso, ma Homer e Hatcher Pass occupano senza dubbio un posto speciale nei nostri ricordi.
Alaska in camper | La tappa che ci ha convinto meno
Se invece dovessimo indicare una località che ci ha lasciati un po’ più indifferenti, la scelta ricadrebbe su Whittier.
Il tunnel che conduce alla cittadina è curioso e il porticciolo è piacevole, ma nel complesso non è una destinazione alla quale dedicheremmo molto tempo.
Alaska in camper | Cosa avremmo fatto diversamente
La risposta è molto semplice.
Non avremmo cambiato l’itinerario.
Avremmo semplicemente aggiunto tempo.
Due settimane ci hanno permesso di vedere moltissimo, ma l’Alaska è immensa.
Se potessimo tornare indietro, sceglieremmo almeno un mese per esplorare con maggiore calma il territorio e raggiungere anche la zona di Fairbanks.

Consigli pratici per visitare l’Alaska in camper
- Fate la spesa grande ad Anchorage prima di partire.
- Controllate sempre quali campeggi e servizi sono aperti se viaggiate a maggio.
- Scaricate Campendium e iOverlander prima della partenza.
- Non sottovalutate il problema della connessione internet.
- Valutate Starlink se lavorate online.
- Arrivate sempre alla sosta con la luce del giorno.
- Guidate con prudenza: le strade presentano spesso buche e avvallamenti.
- Non aspettatevi molta sosta libera.
- Tenete sempre gli occhi aperti: la fauna può comparire ovunque.
Vale la pena visitare l’Alaska in camper?
Assolutamente sì.
Per noi il camper è stato il modo perfetto per vivere l’Alaska.
Ci ha permesso di essere liberi, di modificare i programmi, di fermarci nei luoghi che ci colpivano di più e di vivere la natura in modo molto più intenso.
L’Alaska è una destinazione che richiede un minimo di organizzazione e spirito di adattamento, soprattutto se si viaggia all’inizio della stagione.
In cambio, però, regala emozioni difficili da descrivere.
Strade infinite, montagne ancora innevate, animali selvatici, tramonti sul mare e quella sensazione di libertà che solo pochi luoghi al mondo riescono a trasmettere.
Se state pensando di organizzare un viaggio in Alaska in camper, il nostro consiglio è semplice: fatelo.
Perché alcune destinazioni si visitano.
L’Alaska, invece, si vive.
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