Africa, Namibia

Namibia: tra deserto, mare e safari

16 Nov , 2020  

Andare in Namibia significa fare un viaggio dentro di sé… oltre che attraverso un Paese meraviglioso…

Andare in Namibia significa viaggiare per ore in paesaggi sconfinati, dove l’azzurro del cielo contrasta, a volte, con il bianco di strade polverose che tagliano in due immense distese aride… altre volte con il giallo o il rosso di dune antiche milioni di anni… e a volte con il timido verdeggiare di colline ricoperte di arbusti che sfidano ogni giorno il caldo sole in attesa di qualche goccia d’acqua in più…

Andare in Namibia significa predisporsi ad ascoltare il silenzio… interrotto unicamente dai diradati suoni della natura, senza interferenze umane. Significa ritornare in sintonia con il giorno e la notte, la luce e l’oscurità, i ritmi circadiani e le essenzialità.

Per noi è stato come ammutolire, per un paio di settimane, il rumore della vita alle nostre latitudini, caotico e capriccioso. E’ stato come prendere una boccata d’ossigeno (metafora quanto mai azzardata visti i tempi!) depurandoci dagli schizzi di negatività e paura che ormai macchiano quotidianamente le giornate nel nostro caro Vecchio Continente.

Quante cose abbiamo visto… e quante persone disponibili abbiamo incontrato… come se qui, anche in tempi più normali rispetto a quelli attuali, la vita la si gioca con regole un po’ differenti, più a misura d’uomo.

Già, anche questo viaggio ci resterà nel cuore… ma ora, “bando alle ciance”… ecco alcune info utili per progettare un itinerario in Namibia!

Quando andare in Namibia?

Il clima della Namibia varia un po’ da nord a sud, ma in generale vi sono la stagione secca e quella delle piogge.
Il punto è che, generalmente, la prima dura di più della seconda e a volte la seconda fa solo capolino all’orizzonte… per cui il paesaggio è quello tipico desertico o sub-desertico.

Teoricamente la stagione delle piogge sarebbe da metà ottobre fino a maggio ma, a quanto abbiamo appreso parlando con le persone che in Namibia ci vivono, oramai anche qui il cambiamento climatico si avverte ed infatti, ad ottobre, quasi non piove più e tra Dicembre e Febbraio spesso vi è un altro periodo in cui le piogge sono minime o nulle, per poi essere un po’ più abbondanti tra Marzo ed Aprile (quando inizia l’autunno nell’emisfero australe).

Il paesaggio, nella stagione umida, risulta molto più bello in quanto la vegetazione è rigogliosa e vi sono diverse piante fiorite… ma se lo scopo del viaggio è ammirare la fauna, allora il periodo secco (da metà Maggio ad Ottobre) è la scelta migliore.

Nel periodo secco gli animali si concentrano nei territori limitrofi alle pozze, formando addirittura delle lunghe processioni per andare ad approvvigionarsi di acqua. Risulta quindi molto, molto più facile ammirarli anche a breve distanza.

Non a caso l’alta stagione in Namibia va da Giugno a Settembre….

Noi vi siamo stati dalla seconda metà di Ottobre alla prima metà di Novembre (ossia in tarda primavera) e possiamo dire che le temperature sono state splendide di notte e al mattino fino intorno alle 10.00, poi calde o molto calde per il resto della giornata.

Quando si alza il vento a metà giornata, per effetto delle dinamiche delle temperature, sembra di avere un phon puntato addosso ininterrottamente. Indispensabile bere acqua molto spesso durante le ore più calde per non disidratarsi velocemente.

Moneta, uso di carte di credito, carburante, costo della vita in Namibia, telefono

La moneta locale è il dollaro namibiano (N$) che in pratica è agganciato al Rand Sudafricano. Al momento in cui siamo stati noi (Ottobre / Novembre 2020), un Euro valeva poco meno di 20 N$.

Le carte di credito accettate sono quasi sempre Visa e Mastercard. Solo in un caso abbiamo visto accettare le American Express… presso il SuperSpar di Windhoek, supermercato “ultra mega fornitissimo” di generi alimentari con una varietà che non si riesce più a trovare nei supermercati italiani. Strano ma vero!

Il costo della vita è decisamente più basso che da noi ed anche per quanto riguarda bibite e pasti presso ristoranti di livello o lodge lussuosi, il costo è comunque contenuto.

Ciò vale anche per i carburanti: un litro di diesel l’abbiamo visto oscillare intorno ai 12 N$, vale a dire circa 0,65€… praticamente la metà di quello che costa in Italia. Praticamente in ogni stazione di servizio in Namibia si può pagare con carta (Visa o Mastercard).

Gli ATM (i nostri bancomat) sono presenti un po’ in tutte le cittadine eccetto i villaggi più piccoli… un buon consiglio è comunque avere sempre un po’ di contanti con sé per le piccole necessità.

Per quanto riguarda la telefonia ed internet, la compagnia MTC al momento appare essere l’unica scelta per avere una buona copertura. Noi avevamo bisogno di molti GB e ci siamo trovati bene spendendo circa 3,5€ ogni 3Gb di traffico dati, che mediamente consumavamo ogni 2/3 giorni.

Le ricariche si trovano ovunque: nei supermercati, nelle stazioni di servizio, ecc.

All’ingresso ed in uscita dei parchi nazionali della Namibia

E’ vietato portare all’interno dei parchi le buste in plastica della spesa. La sanzione è di 500 N$, circa 27€. Al di là dell’aspetto sanzionatorio, va apprezzato (a nostro modo di vedere) l’intenzione di ridurre al minimo l’inquinamento all’interno di aree naturali così splendide ma anche così fragili.

Il costo di ingresso è davvero molto, molto contenuto… soprattutto se comparato a quello di altri Paesi dell’Africa sub-sahariana. Abbiamo speso 85 N$ al giorno a persona, vale a dire meno di 5€.

All’ingresso è necessario dichiarare se si hanno delle armi con sé ed anche se si porta un drone con fotocamera. Vengono quindi apposti dei sigilli sulla custodia che verranno rimossi dal personale preposto ai controlli del gate, quando si esce dal Parco. E’ una procedura che a noi ha richiesto pochissimi minuti.

L’uso di droni all’interno dei Parchi non è solamente proibito per evitare di disturbare gli animali (motivo già più che sufficiente!) ma anche perchè questi dispositivi vengono impiegati spesso dai bracconieri per rilevare le posizioni di elefanti, rinoceronti e felini.

Purtroppo la piaga del bracconaggio è sempre presente e gli sforzi messi in atto per contrastarla forse riescono appena a limitarla. Ecco perchè, in particolare all’Etosha National Park, ogni volta all’uscita ci è stato richiesto di ispezionare l’auto. Anche questa è una procedura di pochi minuti ma, a nostro avviso, necessaria.

Normativa sull’uso del drone in Namibia

Facciamo una premessa: se c’è un Paese che si presta a far volare il drone senza disturbare nessun altro essere umano, è la Namibia.

Ma come la mettiamo guardando la cosa dal punto di vista degli animali? Ecco, questa è una “sensibilità” che è opportuno sviluppare prima di portare il drone in qualsivoglia luogo che si intende visitare… ma lo è ancor di più in quei territori dove si concentrano speci animali che, proprio per mancanza di sensibilità, abbiamo posto a rischio sopravvivenza.

Ovvio quindi che all’interno dei Parchi non si può far volare il drone… e la legge locale stabilisce che bisogna rispettare una “cintura” di almeno 5 miglia nautiche (circa 9,3 km) di distanza dai confini di queste aree protette. Idem riguarda le (poche) aree interdette per i motivi ben conosciuti dagli appassionati di droni (aeroporti, installazioni militari o industriali, ecc.).

L’altezza di volo massima consentita è di 45 metri e la distanza dalle strade deve essere di almeno di 50 metri.

La procedura per essere autorizzati all’uso di droni in Namibia non delle più semplici o veloci: è necessario innanzitutto avere una polizza assicurativa che ovviamente copra tutto il Mondo (la maggior parte delle polizze RC coprono in Italia o in Europa). Se la polizza non cita in modo specifico l’uso di droni, è necessario richiedere la specifica in forma scritta (basta una mail dove la compagnia assicurativa dichiara che l’uso di droni è coperto e che è attiva l’estensione di copertura a tutto il mondo).

Il certificato di assicurazione, più questa eventuale dichiarazione, vanno tradotte in inglese e allegate alla domanda da inoltrare via email alla NCAA (Namibia Civil Aviation Authority http://www.dca.com.na/sos-fops-rpa.htm).

Nel form vanno inoltre indicati i dati tecnici del drone e le informazioni relative ai previsti piani di volo (location, data, durata, altitudine massima, velocità, e rotta). Vanno inoltre allegate delle Google maps con le rotte di volo. Se alla fine intendete far volare il drone vicino a voi, cercate di essere più precisi possibili ma riportate comunque nel modulo che la distanza massima dal controller sarà limitata a poche decine di metri.

Va infine allegata la ricevuta del pagamento attraverso bonifico bancario della tassa di 1200 NAD (circa 62€) se l’utilizzo del drone è a scopo ricreativo / hobbistico oppure 4500 NAD se è a scopo professionale / commerciale.

I tempi per l’approvazione vanno da 30 a 60 giorni circa.

Guidare in Namibia

Beh, che dire… è il paradiso per chi ama guidare su strade solitarie in paesaggi mozzafiato!

Si guida sul lato sinistro della carreggiata, alla anglosassone, e le strade sono tendenzialmente molto larghe.

All’interno delle città il traffico è ordinato… non abbiamo mai visto nessuno guidare in modo spericolato o eccessivamente veloce.

Ragionamento a parte va fatto per le strade sterrate… dove regna sovrana la polvere!

Il nostro robusto pickup, targato Oryx Off Road Car Rental, aveva montato nel cassone un enorme baule (chiuso) contenente l’equipaggiamento per il camping (sedie, stoviglie, pentole, ecc.), una delle due ruote di scorta, un compressore, il frigo, una tanica d’acqua, la bombola del gas, ecc.

Ovviamente vi era anche molto spazio per le valigie… ma se avete intenzione di compiere viaggi lunghi su strade polverose il consiglio è quello di mettere comunque le valigie sui sedili posteriori piuttosto che all’interno del baule nel cassone… perchè un po’ di polvere entra comunque dal portellone posteriore del baule mentre si è in corsa.

Si, è vero, c’è uno sportellino sul lato sinistro del cassone, da tenere rigorosamente aperto mentre si procede su strade sterrate… ma un po’ di fuliggine entra lo stesso. La funzione di questa “presa d’aria” è quella di respingere l’effetto “risucchio” che avviene in coda al veicolo mentre si corre. La polvere generalmente entra dal retro dell’auto proprio a causa di questo fenomeno dinamico.

Eventualmente, se proprio dovete mettere le valigie all’interno del baule nel cassone, copritele per bene.

Altra cosa riguardo le strade sterrate… e forse la più importante: preparatevi a cambiare almeno un pneumatico durante il viaggio. Bucare in Namibia è estremamente consueto.

Ciò è dovuto alla presenza di pietre appuntite e di quarzi che, se entrano in contatto con la parte laterale della gomma, riescono a scalfirla e spesso a bucarla. Questo è il motivo per cui ogni auto è generalmente dotata di due pneumatici di scorta.

A noi è capitato di cambiare una gomma completamente squarciata sulla strada che conduce da Sesriem a Walvis Bay, ad un centinaio di km dalla cittadina costiera, in un tratto sterrato bianco candido.

Non vi erano sassi o frammenti di roccia particolarmente grandi, quindi non ce lo saremmo mai aspettati… ma tant’è. Ci abbiamo impiegato dieci minuti a cambiare la ruota… ed ogni auto di locali che passava si fermava per chiedere se avevamo bisogno di aiuto…

Insomma, non fatevi prendere da troppe preoccupazioni… sgonfiate leggermente i pneumatici prima di affrontare lo sterrato, andate a velocità contenuta… ma se poi deve capitare, pazienza!

A proposito di gonfiare/sgonfiare le ruote… è una pratica consueta da seguire in Namibia. I ragazzi della compagnia di noleggio ci hanno dato le pressioni giuste in ogni condizione: 2 bar sulle strade asfaltate, 1,8 sugli sterrati e 1,5 o meno su fondi sabbiosi.

Ad esempio, per raggiungere la Deadvlei abbiamo dovuto guidare sulla sabbia e le gomme sgonfie sono state fondamentali per non restare bloccati… dando per scontato che ovviamente sulla sabbia non ci si deve fermare mai o rallentare troppo. Bisogna avanzare sempre, finchè non si raggiunge un fondo più stabile.

Il nostro itinerario in Namibia

Abbiamo seguito i consigli di tanti che in Namibia ci sono stati prima di noi: fare il “giro” in senso orario iniziando il percorso verso sud, poi ad ovest ed infine verso nord, lasciando l’Etosha National Park praticamente per ultimo.

Ecco quindi le tappe del nostro viaggio in Namibia…

Giorno 1

Usciti dall’aeroporto abbiamo trovato il rappresentate della Oryx Off Road Car Rental che ci ha accompagnati in sede per ritirare l’auto. Quando si noleggiano questi veicoli, la procedura è un po’ diversa: è necessario sapere come utilizzare l’equipaggiamento fornito, sia per il camping che per eventuali circostanze che possono verificarsi n viaggio. Va quindi previsto un tempo di almeno un’oretta per partire dal luogo di consegna dell’auto.

Abbiamo quindi fatto la spesa al SuperSpar di Windhoek… dove siamo rimasti a bocca aperta per la varietà infinita di generi alimentari che vi abbiamo trovato all’interno. Trovare scaffali interi di prodotti italiani, tedeschi, francesi, spagnoli, americani, messicani, sudamericani, asiatici, esotici, ecc. non è qualcosa che ci saremmo aspettati a Windhoek!

Ci dirigiamo quindi alla Voigtland Guesthouse, dove avremmo pernottato.

Il pomeriggio è stato interamente in compagnia delle vere “star” di questa splendida tenuta… le giraffe! Due di loro non avevano affatto paura di interagire con noi… un autentico spettacolo vederle così da vicino pur libere di vagare nel loro ambiente naturale.

Giorno 2

Il tragitto da Windhoek al deserto del Kalahari è piuttosto breve (circa 3 ore di auto) ed il colpo d’occhio, una volta arrivati al Kalahari Red Dunes Lodge è stato affascinante.

La nostra stanza era proprio dirimpetto ad una pozza che è stata meta incessante di “pellegrinaggio” di decine e decine di animali…

Giorno 3

Ci siamo quindi spostati dal deserto del Kalahari al deserto del Namib, il più antico del mondo.

Le “sabbie” più vecchie sono quelle della zona di Sossusvlei, caratterizzate da un colore arancio/rosso. Al tramonto ci siamo diretti alla duna 40 e alla duna 45, rispettivamente (appunto) a 40 e 45 km di distanza dal centro visitatori del Parco. Il vento, per fortuna, si è calmato proprio al tramonto… e ci ha concesso uno dei momenti più belli di tutto il viaggio…

Sarà stato che eravamo completamente soli in una delle località che tipicamente è presa d’assalto dai turisti… di fatto ci portiamo nel cuore quegli istanti ad ammirare il sole scendere veloce in fondo all’orizzonte, mentre tutto si tingeva di un rosso fuoco…

Torniamo indietro e raggiungiamo il Sossus Dune Lodge, che è immediatamente all’interno del Parco Nazionale, vicino al gate.

Giorno 4

Al mattino ripercorriamo la strada verso ovest spingendoci oltre le dune 40 e 45 e raggiungendo Sossusvlei. Da li si prosegue solo in 4×4.

Inoltre, per arrivare al punto di partenza del percorso per la Deadvlei è necessario sgonfiare le gomme in quanto si guida sulla sabbia. Non è poi così difficile… a patto che non si rallenti troppo o ci si fermi. Se ci si ferma, è abbastanza facile insabbiarsi. Per evitarlo, bisogna innanzitutto tenere una buona distanza dal veicolo che ci precede e tenere sott’occhio gli altri 4×4 che arrivano dalla direzione opposta per intuirne la traiettoria e non trovarsi a rallentare per il rischio di condividerla con la nostra.

Certo, se i veicoli in movimento sono molti (specie quando vi sono code di turisti) risulta improbabile seguire queste indicazioni… e questo è il motivo per cui molte persone che sono state a Sossusvlei / Deadvlei hanno avuto bisogno di aiuto sulla sabbia…

Siamo rimasti senza parole nel vedere questi alberi “mummificati” resistere al tempo, al vento e al sole… testimoni di un’epoca in cui vi era acqua a sufficienza per farli crescere vigorosi…

Lasciamo quindi il parco del Namib-Naukluft National Park per dirigerci verso nord. Raggiungiamo quindi il gate della riserva del Gondwana per passare la notte al Desert Whisper…

Cosa dire di questo posto? Incredibile, memorabile, indimenticabile…

Un’unica abitazione incastonata sulla sommità di una collina rocciosa… con un panorama sconfinato davanti… e una piscinetta privata anch’essa incastonata in una terrazza sulla vallata…

La super suite era dotata di ogni comfort e di ogni squisitezza… è stata dura, molto dura lasciare il Desert Whisper...!

Giorni 5 e 6

Proseguiamo quindi ancora a nord fino a Solitaire, che è una località famosa come punto di sosta e, soprattutto, per la presenza di numerose carcasse di auto di altri tempi…

Non poteva mancare quindi una piccola sosta fotografica… per poi proseguire ad ovest, verso la costa, con direzione Walvis Bay.

Poco prima di raggiungere la cittadina costiera, visto che nonostante il “cambio gomma” eravamo in anticipo sulla tabella di marcia, ci siamo fermati nei pressi della “Dune 7” per fare un giretto in quad sulle dune…

Spettacolo! Il sole iniziava a scendere e la luce cominciava ad esaltare le forme sinuose delle dune… una meraviglia delle meraviglie girare in quad tra quelle morbide distese di sabbia…

Raggiungiamo quindi la sera Swakopmund per pernottare in una palafitta, all’interno del complesso del The Stiltz

Il suono del mare ci avrebbe accompagnati nelle due notti a venire… insieme ad un gruppo di fenicotteri che popolava una piccola insenatura piena d’acqua vicino alla spiaggia…

L’indomani mattina, escursione in barca con partenza da Walvis Bay, seguita da uscita in 4×4 fino a Sandwich Harbour (nuovamente all’interno del Namib-Naukluft National Park).

Una delle giornate più belle passate in Namibia: dai pellicani e le foche che salivano a bordo della barca… ai delfini che giocavano tutt’intorno a noi senza sosta… all’incredibile effetto delle dune che fagocitano la spiaggia e si scontrano con le onde del mare…

Giorno 7

Lasciamo la costa e ci dirigiamo nuovamente all’interno fino allo Spitzkoppe.

La temperatura che, sulla costa, era diventata addirittura fresca… ritorna ad essere calda, asciutta e “disidratante”!

Il campeggio dove abbiamo pernottato racchiude il complesso roccioso dello Spitzkoppe e offre dei punti di osservazione davvero unici.

Famoso è l’arco di roccia situato all’interno, dal quale si ha una vista superlativa della zona.

Giorno 8

Lasciamo lo Spitzkoppe e ci addentriamo ancor di più nel Damaraland fino a raggiungere il Mowani Mountain Camp, dove pernotteremo.

Anche qui, il panorama è superlativo.

Questo resort è stato così ben “studiato” da confondersi con le strutture geologiche della collina dove è situato. I graniti a forma di “uovo” mimetizzano perfettamente le “cupole” dei bungalow… tanto che ci vuole un po’ di “occhio” per individuarli lungo il pendio…

Pomeriggio all’insegna del relax, in un contesto naturale davvero unico…

Giorno 9

Partenza al mattino con direzione Etosha National Park, dove arriveremo nel primo pomeriggio.

In safari fino alla chiusura del parco e pernottamento all’interno del Okaukuejo Camp, a circa 20 km a nord rispetto all’Andersson Gate.

Giorni 10 –> 16

Abbiamo alloggiato sempre nelle immediate vicinanze dell’Etosha National Park, ma questa volta all’interno della riserva del Gondwana Etosha Safari Lodge, per 3 giorni, e poi un po’ più ad ovest, all’interno della riserva dell’Epacha Game Lodge.

Nella cartina qui sopra abbiamo riportato i principali spostamenti alla ricerca della fauna selvatica (dentro e fuori dal Parco)… anche se l’area che va dall’Okaukuejo fino a Salvadora (una delle pozze all’interno dell’Etosha), nonostante sia indicata  una sola volta, la abbiamo battuta praticamente tutti i giorni…

Il primo safari, come scritto poco fa, è stato solo un giretto fino a Nebrowni (un’altra pozza) e ritorno… e ci ha regalato, oltre che diversi tipi di antilopi, anche due iene praticamente a bordo strada…

Il giorno successivo ci siamo spostati molto, fino al campo di Olifantsrus. In un punto, nei pressi della Charl Marais Dam, abbiamo avuto il piacere di fotografare i nostri primi leoni, che sonnecchiavano anch’essi sulla strada. A breve distanza avremmo poi trovato una pozza dove la processione di animali che vi si dirigeva sembrava quella in uscita dall’Arca di Noè!

Ma le soddisfazioni più grandi le abbiamo avute negli ultimi 2 giorni, quando addirittura un gruppo di 8 tra leoni e leonesse più 3 cucciolotti si sono impossessati della pozza di Olifantsbad…

Un paio d’ore di “dominio assoluto” dello specchio d’acqua, poi lasciato ad un gruppo di giraffe…

Giorno 17

Lasciamo la zona dell’Etosha e ci dirigiamo a sud per avvicinarci a Windhoek, raggiungendo l’Erongo Wild, all’interno della Erongo Conservancy.

Ci siamo innamorati di questo posto: un resort nascosto tra le rocce… invisibile dalla strada principale della riserva… con una vista meravigliosa in ogni direzione.

Già meraviglioso così, nonostante il clima arido, più volte ci siamo chiesti come sarebbe diventato di li a poche settimane, con l’avanzare delle piogge… quando quelle piccole colline granitiche si saranno ricoperte di un verde brillante…

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Giorno 18

Anche in questo caso è stata dura lasciare la nostra splendida tenda all’Erongo Wild… ma era arrivato l’ultimo giorno in Namibia…

Raggiungiamo quindi Windhoek, la capitale, e pernottiamo in un luogo che non ti aspetteresti di trovare a queste latitudini… un castello con tanto di torri ed arredi regali… il meraviglioso Heinitzburg Castle.

Non poteva esserci conclusione migliore di un viaggio tanto straordinario… un Paese che ci ha accolti a braccia aperte per 18 giorni e ci ha fatto vivere un’autentica favola da raccontare, un giorno, ai nostri nipotini… chissà…

 

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